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Camera dei Giganti

Sei mai stato a Mantova? Oggi ti porterò a scoprire Palazzo Te e una delle sue stanze più belle: la Camera dei Giganti.

Palazzo Te
Palazzo Te, Mantova – ©CS

Et giunto sua M [aestà Carlo V Imperatore] al Palazo dil T se n’andò nel Camarone [Camera di Amore e Psiche], et visto quello, sua M [aestà] restò tutta meravigliosa, et ivi stette più di mezz’hora a contemplare, ogni cosa laudando sommamente.”                                                                                                
-Luigi Gonzaga da Borgoforte, sec. XVI-

Pochi anni fa sono andata a visitare Mantova, la città dei Gonzaga. Nonostante sia rimasta solo un giorno, facendo avanti e indietro da Milano, ciò che ho voluto assolutamente visitare è stato Palazzo Te. Probabilmente perché studiandolo mi era rimasto impresso il capolavoro di Giulio Romano: la Camera dei Giganti.

Ti racconterò in breve la storia di Mantova e di Palazzo Te, fino ad arrivare alla sala che “fa girare la testa”.

BREVE STORIA DI MANTOVA

Situata nella Bassa Padana, Mantova è conosciuta per la sua architettura rinascimentale e per gli imponenti palazzi fatti costruire dai Gonzaga.

Nata come insediamento etrusco, la città passò ai Galli Cenomani e quindi ai Romani.

Divenuto possedimento dei Canossa intorno all’anno Mille e poi libero comune, prese parte alle Leghe Lombarde nel XII e XIII secolo. Nel XII secolo, a Mantova fu studiato un sistema di difesa: prelevando l’acqua del fiume Mincio furono realizzati 4 laghi artificiali che la circondavano. All’interno dei laghi vi erano isolette minori collegate alla città attraverso dei ponti.

Fu con Luigi Gonzaga, signore di Mantova dal 1328, che ebbe inizio un periodo di fioritura culturale e artistica. Il nome dei Gonzaga, infatti, è rimasto legato alle sorti della città e del ducato fino al 1360 quando Mantova capitolò dopo l’assedio degli austriaci.

Solo nel XVII secolo a seguito di un’inondazione che trasformò i laghi in una palude si decise di bonificare uno dei laghi. Mantova assunse così l’aspetto di una penisola.
Annessa al Regno lombardo-veneto, la città lottò a lungo per l’indipendenza e l’unità nazionale, come racconta la sua storia risorgimentale, segnata dal tragico episodio dei “martiri di Belfiore”.

PALAZZO TE

Palazzo Te
Palazzo Te – ©Pixabay

Storia di Palazzo Te

Poco distante dall’isola su cui sorse la città, se ne trovava un’altra denominata sin dal medioevo Teieto e collegata da un ponte alle mura meridionali della città. Il nome venne poi abbreviato in Te. Le ipotesi più attendibili sul significato del termine Teieto sono due:

  • esso potrebbe derivare da Tiglieto, località di Tigli
  • oppure essere collegato a tegia, dal latino attegia, che significa “capanna”

Quest’isola, verdeggiante e tranquilla, divenne ben presto luogo di svago per la famiglia Gonzaga già dalla metà del Quattrocento.

Agli inizi del Cinquecento Francesco II Gonzaga, marito di Isabella d’Este, vi fece costruire stalle per i suoi cavalli di razza e una casa padronale. Rimangono infatti tracce di un edificio di pregio con pitture murali nei sottotetti dell’attuale palazzo.

Bassorilievo
Bassorilievo a Palazzo Te – ©Pixabay

Federico II Gonzaga, figlio di Francesco ed Isabella, decide di costruire il palazzo. Con l’aiuto di Baldassarre Castiglione, ambasciatore gonzaghesco a Roma, Federico fa arrivare a Mantova, nel 1524, il migliore degli allievi di Raffaello: Giulio Romano. Il Gonzaga trasmette all’artista il sogno di esaltare la vita della corte mantovana. Questo secondo lui, sarebbe stato possibile grazie al genio di un artista che progetta “non abitazioni di uomini, ma case degli Dei” come dice Vasari nelle sue Vite.

Quando Giulio giunge a Mantova, il marchese gli fornisce una dimora e gli dona uno dei suoi cavalli favoriti. Cavalcando con lui fino all’isola del Te, Federico incarica Giulio di ristrutturare le scuderie esistenti per il tempo libero, lo svago e l’ozio. Alla vista del modello proposto da Giulio, il marchese dà incarico di iniziare immediatamente la costruzione che terminerà nell’arco di dieci anni. Nella sala di Psiche, vedrai un’iscrizione che esprime chiaramente la funzione del palazzo:

“per l’onesto ozio e ritemprare l’animo nella tranquillità”

Palazzo Te era anche utilizzato dalla famiglia Gonzaga come luogo atto ad accogliere gli ospiti illustri.

PALAZZO TE: ARCHITETTURA

Giulio Romano, incorporò le stalle preesistenti in una residenza sontuosa, ispirandosi all’architettura delle ville dell’antica Roma.
Il complesso è composto da un grande palazzo a pianta quadrata, costruito attorno ad un cortile centrale. Il lato est del palazzo è dotato di un portico che si apre su un giardino fiancheggiato da due ali. Una di quelle ali delle quali un tempo ospitava una citroniera, a cui è collegato da un ponte pedonale. Una esedra, ossia un semicerchio colonnato, chiude il giardino sul lato opposto all’edificio principale.

Esedra di Palazzo Te
Esedra di Palazzo Te – ©CS

Il complesso comprende anche un piccolo stabile giardino interno, conosciuto come Appartamento del Giardino Segreto, che il marchese usava come piccola residenza intima e privata.

Nella seconda metà del Settecento l’architetto veronese Paolo Pozzo restaurò tetti, pavimenti e pitture. Intervenne, inoltre, cambiando l’assetto della facciata sulle peschiere.
Nonostante tali interventi, l’architettura e l’apparato decorativo di ogni singolo ambiente non cessano mai di incarnare appieno il momento di passaggio dagli splendori rinascimentali alle invenzioni manieriste, delle quali Giulio Romano rimane un protagonista indiscusso.

PALAZZO TE: AFFRESCHI

Oltre che come straordinaria opera architettonica, Palazzo Te è anche celebre per gli affreschi in stile manierista che decorano i suoi ambienti. I dipinti vennero realizzati da  Giulio Romano insieme ad un gruppo di allievi e collaboratori, che comprendeva tra altri, Raffaellino del Colle e Rinaldo Mantovano.

Gli affreschi adornano vari spazi, sia nella residenza principale che nell ”Appartamento”, comprese la Camera di Ovidio o delle Metamorfosi, la Camera dei Giganti, la Camera di Amore e Psiche e la Sala dei Cavalli.

LE SALE DI PALAZZO TE

Le prime stanze costituivano l’appartamento di Isabella Boschetti che comprende:

  • Camera delle Metamorfosi, con affreschi di scene mitologiche
  • Stanza delle Imprese, dove sono rappresentate 14 imprese gonzaghesche
  • Camera di Sole e Luna, dipinto al centro della volta e attorniato da lacunari in stucco
Palazzo Te
Camera di Sole e Luna – ©CS

La Loggia delle Muse immette nell’appartamento di Federico II che comprende:

  • Sala dei Cavalli, ambiente più vasto di Palazzo Te. Sulle pareti compaiono sei destrieri del marchese. Sono anche presenti finti bassorilievi raffiguranti le fatiche di Ercole
  • Stanza di Amore e Psiche, gli episodi del mito sono raccontati nei lacunari del soffitto e nelle lunette delle pareti
  • Camera dei Venti, presenta una serie di mascheroni raffiguranti visi che soffiano, ovvero i venti
  • Camera delle Aquile, la più piccola del palazzo, era utilizzata dal duca come camera da letto. Il nome deriva dalle quattro aquile poste negli angoli e simboleggianti lo stemma dei Gonzaga
Palazzo Te
Camera di Amore e Psiche – ©CS

La Loggia di Davide costituisce l’ingresso all’appartamento di rappresentanza e contiene affreschi legati alla storia di Re Davide. Questo appartamento si trova nell’ala orientale del palazzo ed è composto da:

  • Camera degli Stucchi chiamata così per la tecnica utilizzata per la sua decorazione
  • Stanza degli Imperatori in cui, nella volta, sono raffigurati i più celebri condottieri dell’antichità
  • Camera dei Giganti di cui approfondirò tra poco
Palazzo Te
Camera degli Stucchi – ©CS

L’appartamento del Giardino Segreto, o della Grotta, e le Fruttiere completano il giardino grande dell’Esedra.

LA CAMERA DEI GIGANTI DI PALAZZO TE

“Erano i Giganti grandi di statura,
che da’ lampi de’ fólgori percossi ruinavano a terra…
 “

-Giorgio Vasari-

Quando sono andata a visitare il palazzo, non vedevo l’ora di arrivare a questa stanza. Ero troppo curiosa di scoprire se mi avrebbe davvero fatto “girare la testa”. Sai perchè ti dico questo? Perchè gli spigoli delle pareti sono stati smussati, così come gli angoli tra le pareti e la volta, in modo da celare i limiti architettonici dell’ambiente. Questo fa sì che le persone che entrano nella camera, perdendo gli angoli come punto di riferimento, vivano una sorta di spaesamento misto a stupore e meraviglia.

Con questo artificio illusionistico, l’artista fa immergere lo spettatore nel vivo dell’evento, rapendolo totalmente. La scena, in origine, era resa ancora più drammatica dal bagliore delle fiamme prodotte da un camino realizzato sulla parete tra le finestre. All’inizio era presente anche un pavimento, oggi perduto, costituito da un mosaico con ciottoli di fiume che prosegue, dipinto, fino alla base delle pareti. Il pavimento che puoi vedere ora, ideato da Paolo Pozzo, risale al secondo Settecento.

LA SCENA RAPPRESENTATA

Secondo alcune interpretazioni questo affresco potrebbe alludere alla vittoria di Carlo V sui protestanti, a memoria della visita che l’imperatore fece a Mantova poco tempo prima. In Giove si può identificare l’imperatore, mentre i Giganti vinti possono simboleggiare i principi italiani ribellatisi all’Impero.

Camera dei Giganti
Camera dei Giganti – ©CS

Vi è però un’altra interpretazione. La scena è fissata nel momento in cui dal cielo si scatena la vendetta divina nei confronti degli sciagurati giganti che, dalla piana greca di Flegra, tentano il vano assalto all’Olimpo,. Giove, rappresentato sulla volta con in pugno i fulmini, abbandonato il trono, scende sulle nuvole sottostanti, chiama a sé l’assemblea degli immortali e, assistito da Giunone, punisce i ribelli. Alcuni dei giganti vengono travolti dal precipitare della montagna, altri sono investiti da impetuosi corsi d’acqua, altri ancora vengono abbattutti dal crollo di un edificio.

La scena, in origine, era resa ancora più drammatica dal bagliore delle fiamme prodotte da un camino realizzato sulla parete tra le finestre. Il pavimento, ideato da Paolo Pozzo, risale al secondo Settecento.

ciò che mi ha colpito

Entrando nella sala notai subito che le figure dei giganti erano massicce, possenti, dalle proporzioni michelangiolesche. Esse mi stupirono per le loro espressioni grottesche: c’è chi tenta di lottare, chi si meraviglia, chi si dispera. Mi sembrava veramente di partecipare all’evento, sembrava quasi che i muri mi stessero per crollare addosso! Per non parlare dei colori tipici dello stile manierista, una vera esplosione cromatica.

CURIOSITà

  • All’interno della Camera dei Giganti Giulio Romano ricorre anche ad un particolare artificio acustico. Se provassi a bisbigliare in un angolo della sala potresti comunicare con chi sta nell’angolo opposto
  • Sulla parete est, puoi osservare alcune scimmiette. La loro presenza deriva da un’errata interpretazione di un passo di Ovidio, secondo il quale dal sangue dei giganti uccisi sarebbe nata una stirpe di uomini violenti. Secondo interpretazione diffusa al tempo di Giulio Romano, dal sangue dei giganti sarebbero invece nate delle scimmie!
Ritratto di Giulio Romano
Ritratto di Giulio Romano, Tiziano Vecellio – ©Wikipedia

Chi era Giulio romano

Giulio di Piero Pippi De Iannuzzi, detto Romano, nasce a Roma nell’ultimo decennio del Quattrocento.

Egli si afferma presto tra i principali collaboratori di Raffaello nelle opere di pittura. Inoltre, sotto la guida del maestro, “seppe benissimo tirare in prospettiva, misurare gl’edifizii e lavorar piante“, come ci dice il Vasari.
Il suo genio creativo si alimenta moltissimo dell’esempio di Raffaello, ma a differenza di altri discepoli che rimangono fedeli al suo stile, guarda anche a Michelangelo, di cui si ritrova molto nella possanza e nel dinamismo delle figure che per mano di Giulio prendono vita nei dipinti e negli stucchi di Palazzo Te.

A Mantova presso i Gonzaga, dove giunge nel 1524, diviene immediato punto di riferimento, prima come eccelso artista e abile coordinatore dei progetti gonzagheschi, poi, dal 1526 anche come Prefetto delle fabbriche.

A Mantova, oltre che lavorare su Palazzo Te e Palazzo Ducale, interviene anche sulla città dove segue progetti di carattere urbanistico e vigila sull’edilizia privata.
Da non dimenticare anche il contributo all’edilizia religiosa: suoi i progetti per la Cattedrale di Mantova e per la Basilica di San Benedetto al Polirone. Tale è il rilievo che assume presso la corte dei Gonzaga che nel 1526 viene elevato alla dignità di Vicario di Corte.

Tu sei mai stato a Palazzo Te? Io spero di tornare presto a Mantova e poterti raccontare altre curiosità!

Comments:

  • 4 Maggio 2021

    Sono stata un paio di anni fa a Mantova dedicandogli quasi un giorno e mezzo del mio weekend/ponte di San Giovanni (24 giugno, santo patrono di Torino). La passione per i castelli e palazzi storici è stata egregiamente appagata da questa meravigliosa città… non mi sono fatta mancare le visite guidate a Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio e, ovviamente, Palazzo Te 🤩🤩🤩 Consigliatissimo! Grazie per avermi fatto rivivere questo fantastico capolavoro

    reply...
  • 3 Maggio 2021

    sono stata ben due volte a Palazzo Te e ho avuto la fortuna di ammirarne tutti gli ambienti, soprattutto la favolosa Camera dei Giganti: devo dire che, per proporzioni è davvero stupefacente e anche l’artificio degli angoli della stanza produce un senso di straniamento! La curiosità delle scimmiette, però, non la conoscevo, grazie!

    reply...
  • 30 Aprile 2021

    Sono stata a Mantova e al palazzo del Te tantissimi anni fa, accompagnando una classe in gita scolastica; inutile dire che non ho potuto apprezzarlo come avrei voluto, visto che la mia attenzione era tutta concentrata su quella massa di birbanti da sorvegliare!

    reply...
  • 30 Aprile 2021

    Mantova non è distante da dove abito, ma tuttavia, ci sono stata solo una volta! Ma sono trascorsi più di 10 anni …

    È proprio ora di tornarci, e poi, Palazzo Te è in gioiello!

    Grazie per questo tuo splendido approfondimento!

    Buon weekend!

    Mimì

    reply...

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